Ogni terra racconta i suoi frutti, i suoi profumi, la sua arte, attraverso i suoi pittori:
vignaioli, contadini, pastori, pescatori, capaci di tutelare la biodiversità e rinnovare i paesaggi.

Una stalla in città

Pastorie è una stalla ricreata in città. Nella forma e nella sua atmosfera: il calore, il legno, il fuoco, la sacralità.

La stalla era il cuore della casa rurale, un luogo di lavoro e di vita, dove uomini e animali condividevano spazio, calore e tempo.

Pastorie parte da lì. Da quella memoria antica per costruire un luogo in continua evoluzione, dove il cibo e la condivisione sono il modo più semplice per raccontare chi siamo.

Alcune materie d'eccellenza a cui non rinunciamo

Una selezione di materie che scegliamo per le loro caratteristiche, non per la loro provenienza.

Peperone dolce

di Altino

Sottile, aromatico, naturalmente dolce. Essiccato conserva profumo, colore e intensità.

Pomodoro a Pera

d'Abruzzo

Polpa consistente, dolcezza e acidità equilibrate. È il pomodoro che scegliamo per le nostre cotture e i nostri sughi.

Pomodoro a pera

Zafferano rosso

dell’Aquila DOP

Stimmi raccolti a mano ed essiccati con cura. Un aroma profondo, elegante e riconoscibile.

Olio extravergine

d’oliva DOP

Non un condimento, ma un ingrediente. Frutto, amaro e piccante cambiano e completano il piatto.

Montepulciano

d'Abruzzo DOC

Un vino profondamente legato alla nostra terra: struttura, frutto e carattere, capace di accompagnare una cucina essenziale.

Ceci

di Navelli

Piccoli, saporiti e dalla consistenza cremosa. Una materia semplice che non ha bisogno di essere trasformata troppo.

Lenticchie

di Santo Stefano di Sessanio

Piccole, saporite e dalla buccia sottile. Una lenticchia che mantiene consistenza e identità anche nelle preparazioni più essenziali.

Fagioli

del Tavo

Cremosi, delicati e dalla buccia sottile. Una materia povera capace di diventare piatto, senza bisogno di sovrastrutture.

La brace

La brace è una tecnica, non uno stigma. È parte della nostra cucina e della sua origine pastorale, ma non è una firma da imporre a ogni piatto. La utilizziamo quando serve, quando il fuoco aggiunge qualcosa alla materia: un profumo, una consistenza, un ricordo. Non rincorriamo la brace a tutti i costi e non costruiamo i piatti intorno alla necessità di utilizzarla. Prima viene il prodotto, poi l’idea, infine la tecnica necessaria a raccontarli.

Bistecca del pastore

Pane senza crosta imbevuto nel latte aromatizzato con alloro, timo e rosmarino. Formaggio a pasta morbida prodotto con solo latte di pascolo, che viene fatto fermentare naturalmente. Cipolla stufata di Fara Filiorum Petri. Il formaggio sul pane alla brace diventa un tutt’uno, si monta sopra la cipolla stufata con un soffio di aceto di mele.

Lattuga alla brace

Fonduta di caprino, salsa all’uva Montepulciano, semi oleosi. La lattuga sulla brace assorbe tutti gli umori del fuoco, il caprino rilascia quelli del pascolo, la salsa al Montepulciano aumenta le percezioni sul palato.

Patata schiacciata

Patata di Barisciano, schiacciata e affumicata alla brace, con crumble di pane al carbone vegetale e odori di montagna, fonduta leggera di pecorino, olio alle erbe.